Feed
Articoli
Commenti

BENVENUTI

Benvenuti al Blog di Helga Schneider 

  

 Loescher Editore.JPG

 LASCIAMI ANDARE, MADRE.jpg

Opinioni dei lettori:
 
Lasciami andare madre
Autore: Helga Schneider
Edizione: Gli Adelphi
 
“Lasciami andare madre” è senza alcun dubbio uno dei libri più significativi della letteratura moderna poichè, come in “Rogo di Berlino” e “La baracca dei tristi piaceri”, Helga Schneider racconta le terribile vicende che segnarono la Germania nazista…una nazione segnata dall’odio e dalla crudeltà verso l’intero genere umano… un odio che va al di là di ogni concezione umana e di fronte al quale soltanto in pochi si indignarono. Un chiaro esempio è la vicenda di Helga, una giovane donna che, contro la sua volontà, viene catapultata nello sconvolgente mondo del nazismo.
In quest’ opera, infatti, l’autrice ha cercato di riportare la sua esperienza personale in occasione del suo incontro con la madre, verso la quale nutriva un profondo risentimento; la donna, infatti, aveva abbandonato lei e il fratellino per lavorare in un campo di concentramento.
Una volta arrivata all’ospizio, un’infermiera conduce Helga dall’anziana donna che, pur non riconoscendo la figlia, instaura con lei una sorta di dialogo.
Durante tutto il corso di questo colloquio la madre non fa altro che parlare male della sua famiglia e del popolo ebraico, affermando di non pentirsi di aver lavorato per Hitler e che se fosse potuta tornare indietro avrebbe di nuovo sacrificato la sua vita per il bene del regime, manifestando così tutto il suo orgoglio nell’aver contribuito allo sterminio degli ebrei e per questo motivo non si considerava affatto una criminale di guerra.
Helga rimase profondamente turbata e scioccata dal racconto della donna fino a rendersi conto che quella di fronte a lei non poteva essere considerata una madre, bensì una persona senza anima nè cuore… un altro “spettro” contagiato dalla pazzia del Fuhrer.
 
giulia (11-02-2012)
penso che sia molto ben scritto, davvero da pelle d’oca. mi ha fatto riflettere sul senso della vita e, considerato che ho 16 anni, è strano. l’unica cosa che mi è dispiaciuta è stato il finale che lascia tutto in sospeso. potrà questa figlia perdonare una tale madre? potrà questa madre finalmete preoccuparsi per una figlia che non vede da 27 anni? questo è il mio parere.
  
virginio (01-05-2008)
Per chi ha letto “Il rogo di Berlino” questo non è che uno sviluppo delle tristi vicende. Il libro, mirabilmente scritto, dà l’esatta idea di  cosa fosse quella dittatura; dittatura tanto atroce da cancellare gli affetti tra madri e figli. Veramente da brividi… 
  
Chiara (10-10-2006)
Che voglia di conoscerti! Anch’io ho un’esperienza analoga e non riesco ad avere il coraggio di scriverti. Brava! Perchè riapri il problema madre-figlia come nessuno, mai, ha avuto il coraggio di fare. Importante il tuo libro! perchè dopo di te, spero, si riapra un approfondimento su questo tema. Il tuo sacrificio per la nostra rinascita. Hai tolto le bende davanti alla Verità. Basta con le ipocrisie su questo rapporto: tiriamo fuori l’altro aspetto della medaglia perchè le altre figlie non debbano più soffrire come noi. Grazie di vero cuore
  
gian 74 (19-02-2005)
Fa male, ma è un male necessario per ricordare quello che è successo. E perchè certe cose non accadano più…
  
Serena (08-03-2004)
Un doppio vincolo. Una testimonianza imperdibile non solo sul rapporto madre-figlia, ma anche sugli orrori della guerra e le aberrazioni della mente umana. Impossibile non farsi trascinare dalla smania quasi autolesionista della figlia che vuole sapere tutto, ma proprio tutto sui crimini della madre, impossibile non odiare le tante crudeltà della madre inflitte non solo agli estranei, ma anche alla sua stessa famiglia. Una figlia che vuole vergognarsi di tutto ciò che ha compiuto la madre forse per poterla cancellare dal proprio cuore definitivamente, una madre che concede se stessa e i propri ricordi per la prima volta come un ricatto per farsi amare… la figlia si trasforma in carnefice e l’abbandona, la madre da aguzzina diventa vittima e il tragico è che nel provare compassione per lei ti senti in colpa come la protagonista stessa che non può amare una madre così, ma non riesce neppure ad odiarla. Un doppio vincolo narrato in maniera superba.    
Elena (25-01-2004)
Da brividi. 
  
ella (09-06-2003)
Allucinante incontro tra una madre ed una figlia che, prima che sia troppo tardi, decide di volere sapere se in quella donna che l’ha abbandonata per indossare la divisa da SS procurandole una vita di sofferenze ci sia mai stato un flebile barlume di spirito materno. Rivisitando tutta la vita di sua madre in una lunga intervista resa caotica dalla ormai scarsa lucidità della madre novantenne, la protagonista vede, alla fine, affiorare questo barlume che cercava, e le sue lacrime che conferiscono un alone di tenerezza alla fine del racconto riescono a lubrificare il suo rapporto con un passato doloroso e a donarle quella speranza che, sicuramente, renderà migliore la sua vita. Ecco, questa donna ha tanto sofferto: ma l’idea di avere avuto, sia pure per qualche istante, una vera madre, ridà un senso alla sua vita. 
  
Pasquale (29-10-2002)
Questo libro mi ha letteralmente annichilito. Sono del 1970 e la mia generazione per fortuna non ha vissuto le tragedie legate alla guerra, né si può dire che ha dovuto sopportarne le “scorie”. Questa è una fortuna, una grande fortuna, ma può avere un limite: non “capire” su cosa si fonda il benessere attuale, che così rischia d’esser normale. Ebbene normale non è affatto, basta leggere questo libro per capire attraverso cosa è dovuto passare. Ciò che hanno fatto i nazisti non rientra nelle mie capacità mentali, mentre leggevo non riuscivo a credere (e fatico ancora oggi) a quello che capitava nei campi di sterminio. Ecco il nostro limite è questo: non avendo visto non possiamo credere appieno a ciò che è successo, dunque tendiamo semplicemente a guardare al passato con l’occhio freddo e distante che scorge in lontananza. Quasi ci infastisce talvolta il monito degli anziani che ci dicono “ai miei tempi..” Sembra solo Storia, passato, come il mese scorso. Sicché, periodicamente, sarebbe utile rileggere e suggerire di leggere questo libro. Per non dimenticare di cosa è stato capace l’uomo.
  
Giorgio (03-07-2002)
Sconvolgente. Si sentono quarant’anni di maturazione, dietro quest’immane tragedia, la ferita inimmaginabile di una figlia abbandonata. Neppure la storia, l’orrore nazista, bastava ancora ad odiarla, a renderla indifferente, la madre assassina SS e fiera di esserlo fin su oltre i novant’anni. E la figlia ci fa esplodere in mano questa tragedia, in uno “huis clos” sconvolgente, una resa dei conti che può essere solo con se stessa (che manda all’aria tutte le convezioni che vorrebbero la letteratura come filtro). Il filtro qui c’è, letterario, in una pulizia dell’anima, nel guardare il proprio fantasma. Un libro straordinario e che sia scritto in italiano è ancora più (atrocemente-dolcemente) straordinario. Sembra un’osservazione banale, ma se ne esce con la voglia di abbracciare l’autrice.
  
Eli (01-02-2002)
Sconvolgente. Da leggere assolutamente.
  
Marida Puttini (24-09-2001)
E’ uno splendido libro, toccante a tal punto da leggerlo in un sol giorno. L’autrice riesce a trasmettere emozioni molto forti, lascia trasparire sentimenti e conflitti interiori fino alla commozione… d’altronde è la sua vita. Mi chiedo solo se l’ha mai più rivista…    
Chiara (06-07-2001)
Un libro bello e terribile, un “cazzotto nello stomaco” x chi, come me, è diventata da poco madre, e legge delle madri ebree che nascondevano i figli sotto i vestiti per evitare loro la camera a gas. Un libro che si lascia leggere tutto d’un fiato, ma che merita qualche giorno di riflessione.
  
Totò Pernice (05-06-2001)
L’aspetto del nazismo e dei suoi attori trattato nel bellissimo libro di Helga Schneider “Lasciami andare, madre”, è quello più intimo e personale – per quanto intimo e personale possa essere il nazismo. La Schneider è figlia di una guardiana del campo di sterminio di Birkenau. La madre ha abbandonato lei e il fratello minore Peter quando erano ancora bambini, e dopo un primo incontro avvenuto circa trent’anni fa, questo è il tremendo racconto dell’ultima visita alla madre ormai vecchia, alla donna che ha abbandonato la famiglia per dedicarsi anima e corpo alle SS. Ancora giovane, Helga ha lasciato la Germania per l’Italia, dove vive – a Bologna. Il libro è stato scritto in italiano, e la lingua esprime forse uno dei tentativi di mantenere una distanza con la storia, e con la donna geneticamente madre di figli ma effettivamente efferata assassina. E’ tutto in quest’alternarsi di sentimenti il divenire del libro documento della lacerazione più profonda, con le due figure, appena mediate da una cugina/nipote silenziosa spettatrice, impegnate in un chiarimento che capiamo presto non avrà mai luogo. E’ semmai la verità a far capolino sotto forma di risposte alle domande insistenti e circostanziate della figlia, poste per trovare lo spunto all’odio, probabilmente unico mezzo per seppellire morta una madre affettivamente scomparsa sessant’anni prima. Eppure, anche le parole più terribili, il racconto più incredibile, non seppelliscono nella figlia la tenerezza. “E mi rendo conto che se fino a ieri avvertivo la sua assenza come un’ossessionante presenza, ora la sua presenza è un’irrevocabile assenza. Provo angoscia e un’irrazionale tenerezza. E’ mia madre, nonostante tutto è mia madre. Devo vergognarmi se qualche volta l’istinto, il mio istinto di figlia, prevale sulle regioni della morale, della storia, della giustizia e dell’umanità?”
   
silvana (01-06-2001)
Un libro “diverso” sul quella vergogna che è stato l’olocausto. Diverso perchè questa volta lo vediamo attraverso gli occhi di una figlia, e di una madre, fanatica nazista, che nemmeno dopo 50 anni prova rimorso e pentimento per tutto il male fatto. Un libro per non dimenticare e contro Ogni fanatismo ed integralismo.
  
Elena (18-04-2001)
Un libro bellissimo, struggente, che costringe a mettersi nei panni di quella Germania che, durante l’ultima guerra, ha subito, come altri, la follia del nazismo. Una storia vera, il racconto dell’amore-odio di una figlia che non può credere ai ricordi di una madre SS e guardiana     nei campi di sterminio nazisti. Un’ultima visita a chi ti ha dato la vita, ma che ti ha anche abbandonato, per capire cosa ancora provi per lei.