Feed
Articoli
Commenti

L’ALBERO DI GOETHE – Helga Schneider

Salani Editore

Una verità storica scomoda

goethe-baum

Campo di concentramento Buchenwald – il giorno della liberazione
11 aprile 1945

Amicizia, tradimenti e corruzione, questi sono alcuni degli elementi che caratterizzano “L’albero di Goethe”. Un viaggio all’interno del campo di concentramento di Buchenvald, una sfida per Willi e i suoi amici, riuscire a sopravvivere in un campo di concentramento aiutandosi l’uno con l’altro.
Un libro avvincente e avventuroso, ambientato nella fredda Germania del ‘42. La storia parla di Willi, un ragazzo di quattordici anni che fa volantinaggio per conto di suo fratello Dieter.
Un giorno Willi viene braccato da due SS che lo interrogano e lo spediscono a Buchenvald. Da quel momento il nostro protagonista dovrà riuscire a sopravvivere con le sue forze, aiutato anche da Alex, un altro prigioniero.
Un libro fantastico e drammatico, che tratta il sottile tema dell’abuso sessuale tra SS e detenuti. L’autrice riesce a rendere “L’albero di Goethe” un libro straordinario e pieno di colpi di scena, adatto a ragazzi di età maggiore di dodici anni e ad adulti. (Nitya)

—————————

1 Capitolo

Willi aveva il naso viola. Faceva molto freddo: sembrava ancora inverno. Si calò il berretto sulle orecchie e avanzò contro il vento che gli tagliava le guance. Aveva quasi finito. Era rimasto un volantino solo.
Lo aveva fatto per Dieter.
Subito la mamma non era stata contenta. Non per la cosa in sé: anzi. Secondo lei era ora di farla finita con Hitler, e da un pezzo. Ma per un ragazzo fare quelle cose era pericoloso. Anche un ragazzo grande come Dieter, che andava all’università, un uomo, ormai. L’uomo di casa, da quando il papà era morto nel secondo anno di guerra.
La mamma non era contenta, ma Dieter non aveva cambiato idea. Alla fine aveva dovuto cedere lei.
Willi si strinse nel cappotto, troppo leggero, troppo corto. Sfiorò con le dita il volantino ripiegato in quattrodentro la tasca. Era toccato a lui. Dieter era ammalato, aveva la febbre alta. Gli occhi lucidi e la voce roca per il mal di gola, lo aveva guardato uscire, quella mattina, inseguendolo con lo sguardo: “Dovevo finire la distribuzione. Ieri. siamo in ritardo. In ritardo.”
Non aveva chiesto niente, Dieter. Ma Willi aveva capito.
I volantini erano in cantina. Arrivavano due voltela settimana, sempre di notte. Il ragazzo della tipografia aveva le chiavi, gliele aveva date Dieter. Scivolava silenzioso dentro il portone, poi giù per le scale, furtivo. Depositava il pacco in cantina e spariva come un’ombra. Il suo nome in codice era Scoiattolo.
Se Dieter non poteva agire, Willi sì. Quella mattina aveva solo fatto finta di andare a scuola. Invece, nell’atrio aveva pescato la chiave della cantina dal cassetto dello stipo, coprendo il gesto col proprio corpo e il rumore del cassetto che si apriva con la voce alzata in un saluto: “Ci vediamo, mamma.” Scese le scale, non si era fermato nell’ingresso. Aveva dovuto fare solo una rampa in più.
La cartella era rimasta giù in cantina. E sotto il suocappotto era finito un fascio di volantini, la carta grigia, povera, le lettere grandi, un po’ sbavate, che urlavano il loro messaggio: Tedeschi! Perché continuate a tollerare un regime tirannico che vi priva palesemente di ogni diritto dopo l’altro?
Era uscito per la strada, stringendosi nel cappotto, come se avesse freddo. Ma c’era freddo davvero.
Ne era rimasto solo uno. L’ultimo volantino. Poi di corsa a casa, si disse Willi, soddisfatto di sé. Era stato rapido, attento. Già immaginava la faccia di Dieter. Forse mi sgriderà, pensò. Ma poi sarà contento anche lui.
Ecco, l’uomo si avvicinava alla fermata dell’omnibus, il passo deciso ma non frettoloso. Sembrava un tranquillo padre di famiglia. Sì, era la persona giusta. L’omnibus si avvicinava già, sferragliando.
L’uomo aveva il cappello grigio con la tesa un po’ larga calata sugli occhi. Sembrava distratto, assorto nei suoi pensieri. Non fece caso nemmeno allo strillone del “Volkischer Beobachter” che gli passò vicino gridando i titoli.
Willi gli andò incontro: ecco, era davanti a lui. Per un attimo i loro sguardi s’incrociarono. Nello stesso istante Willi gli tese il volantino, pronto a sparire nella folla. Ma una mano gli serrò il braccio.
“Fermo, giovanotto!”
__________________

I commenti sono chiusi.