Feed
Articoli
Commenti

La Gioventù hitleriana:
Blandita, indottrinata, addestrata, fanatizzata, usata e infine mandata al macello…

Questa è la storia di una generazione che non ebbe scelta. Non fu lei a votare per Hitler, lo fecero i suoi genitori. Per effetto di quella scelta, i ragazzi e le ragazze degli anni Trenta e Quaranta furono catturati dallo Stato come nessun’altra generazione tedesca prima e dopo la loro. 
Tra il 1933 e il 1945 quasi tutti i ragazzi tedeschi fisicamente validi vennero inquadrati in un mostruoso ingranaggio che li inghiottiva a dieci anni e li restituiva a diciotto ma soltanto per arruolarli nelle file della SA o delle SS. Ogni anno, la sera del 19 aprile, la vigilia del compleanno del Führer, le nuove leve facevano il loro solenne ingresso nella «Hitlerjugend», la sezione giovanile del movimento nazista, diventando, così, a tutti gli effetti «figli di Hitler». Nelle cerimonie d’iniziazione, durante i corsi di ideologia, nelle esercitazioni ginniche e militari, i giovani di Hitler imparavano a diventare forti e coraggiosi, apprendevano il senso dell’onore e il culto delle tradizioni germaniche, lo spirito combattivo, l’odio per gli ebrei e gli zingari, e soprattutto la devozione al Führer. Una devozione così totale che questi giovani, quando ormai le sorti del conflitto erano decise, accettarono di farsi massacrare combattendo al fronte o tra le macerie della Berlino accerchiata dall’Armata Rossa.

La Hitlerjugend o Gioventù hitleriana rappresentò l’organizzazione collaterale della NSDAP destinata a inquadrare la globalità delle masse giovanili tedesche. Scaturita dall’organizzazione studentesca nazionalsocialista, che largo successo riscosse tra la gioventù nelle scuole secondarie e nelle università negli anni della lotta contro la repubblica democratica, la Hitlerjugend acquisì un ruolo istituzionale preciso nel Reich nazista con legge del primo dicembre 1936. In questo momento essa acquisì il potere di concentrare nei suoi ranghi tutte le energie giovanili; realizzò quindi, sotto la guida di Baldur von Schirach, già dirigente studentesco nazionalsocialista, il monopolio dell’associazionismo giovanile, in quanto unica organizzazione di Stato della gioventù consentita, sostituendosi anche al vecchio associazionismo giovanile operaio e a quello di derivazione confessionale.
 
gioventu_hitleriana

L’appartenenza alla Hitlerjugend divenne obbligatoria anche indipendentemente dagli ulteriori poteri che furono attribuiti all’organizzazione nel 1939. Tutti i giovani dai 10 ai 18 anni e le ragazze della stessa età, all’interno di una specifica struttura femminile (il Bund Deutscher Màdel), erano affiliati alla Hitlerjugend, che esercitava un forte ed esclusivo controllo politico e sociale come trasmettitore dei valori ideologici e culturali del regime.
Divisa per i maschi in due fasce di età, dai 10 ai 14 anni (il cosiddetto Jungvolk) e dai 14 ai 18 anni (la Hitlerjugend vera e propria), l’affiliazione all’organizzazione era un prolungamento della scuola e dei processi di indottrinamento non solo professionali ma anche politici, coprendo interamente il tempo libero dei giovani.
 
Rispondendo alle loro esigenze sportive le piegava alle esigenze della militarizzazione della nazione, trasformando il tempo libero in vero e proprio addestramento pro-militare. L’attrazione per i rituali e le coreografie di massa, per svaghi di gruppo e attività corali, mutuati da vecchie tradizioni del movimento giovanile in Germania, agevolò la penetrazione del regime presso le masse giovanili e ne assicurò, anche al di là del giuramento di fedeltà che esse dovevano prestare al Fùhrer in quanto affiliate alla Hitlerjugend, l’identificazione con il regime fin quasi alla conclusione della guerra, che vide il sacrificio senza scrupoli anche delle classi più giovani.

Il “Bund Deutscher Màdel”,  Unione delle ragazze tedesche, organizzò nell’ambito della Hitlerjugend la componente specificamente femminile della gioventù tedesca. Mentre nella composizione del Partito nazionalsocialista la parte femminile rimase sempre minoritaria, in conformità alle origini ostentatamente maschili e virili della NSDAP che rispecchiavano il ruolo subalterno e puramente ausiliario attribuito alla donna nell’ideologia nazionalsocialista, l’organizzazione giovanile manifestò la tendenza a porre sotto la sua tutela un numero sempre maggiore di ragazze; alla fine del 1939 la componente femminile della Hitlerjugend, con oltre un milione e mezzo di aderenti, era di poco inferiore a quella maschile, vale a dire che circa il 50 per cento dei membri della Hitlerjugend era costituita da giovani donne.
Questo sviluppo, ossia l’apparente equiparazione (meramente quantitativa) tra maschi e femmine, rispondeva in realtà alla funzione specificamente pedagogico-politica che era attribuita al reclutamento e all’indottrinamento delle ragazze. Organizzate dai 10 ai 14 anni nei gruppi delle Jungmàdel, dai 14 ai 17 in quelli delle Màdel, dai 17 ai 21 anni le giovani potevano accedere (a partire dal 1938) all’ulteriore organizzazione “Glaube und Schònheit”, Fede e bellezza, la cui denominazione sintetizzava bene la funzione che veniva attribuita alla donna dall’ideologia nazionalsocialista.
L’itinerario all’interno dell’organizzazione giovanile non doveva servire ad altro che a preparare la giovane ai suoi compiti verso la nazione, più che verso la società, ossia a diventare madre, in omaggio al principio, teorizzato dallo stesso Hitler, che attribuiva all’uomo il compito di fare la guerra e di reggere il governo, alla donna quello essenzialmente di procreare, per assicurare alla nazione la continuità della razza, e di assistere l’uomo.
Simbolicamente a sottolineare il rapporto di dipendenza dal Fùhrer che col tempo diventerà anche un topos dell’immaginario erotico collettivo dell’epoca, l’ingresso delle diciassettenni nella comunità elitaria di Fede e bellezza aweniva nel giorno del genetliaco di Hitler.

Ne doveva uscire una donna forgiata, sull’esempio di una tradizione di compiti tipicamente femminili già sublimata dai servizi resi durante la prima guerra mondiale, in funzione delle sempre crescenti esigenze collettive, dall’assistenza sociale al lavoro ausiliario, che in guerra vide in primo luogo l’uso delle donne, in patria e nei territori occupati, nei servizi della Wehrmacht.
****************************

I commenti sono chiusi.