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BERLIN MEMORIES II
ICH SPRECHE MIT HELGA SCHNEIDER
OKTOBER 2009

COPYRIGHT MILIJANA PAVLOVIC  

milijana

-Cara Helga, vorrei mostrarti alcune foto e chiederti quali ricordi ti suscitano…

 D’accordo.

BerlinSechs
 
Povera città mia … Questo cartello sembra triste, sccoraggiato, violentato,
senza speranza, esattamente come lo era la popolazione alla fine della guerra… 
 
berlin acht 
 
E’ così che ricordo la città all’epoca del mio libro “Il rogo di Berlino”.
Ovunque così. Fuoco, fiamme, fumo, puzzo d’incendio. Spesso davanti
qualcuno che si é salvato… piangente, scioccato…  
 
 
berlin fuenf
Desolazione, la città aspettava il colpo finale…
 
berlin vier
Ricordo bene questo genere di scena. Quando un cavallo stramazzava
sul selciato perché sfinito, o perché colpito da una schegga di granata, la gente affamata accorreva per ritagliare dall’animale ancora caldo dei pezzi di carne…
 
 
berlin zwei
Porta di Brandeburgo… subito dopo la fine della guerra. Questo fanno gli uomini… costruiscono città e monumenti per vederli infine distrutti, ridotti a rovine. Se ci pensi ti viene una rabbia, un senso di incomprensione, di sdegno.
 
 
porta di brandeburgo
Una recente foto della Porta di Brandeburgo. Se un giorno di sole ti trovi proprio davanti, sulla Pariser Platz, piena di turisti che apprezzano l’atmosfera tranquilla, civile, solare di questo posto, e i giovani, quelli consapevoli della Storia che ha visto Berlino duramente colpita – allora puoi capire come una persona come me, che da bambina ha visto Berlino in ginocchio, non può che amare questa città per essere risorta così fiera e coraggiosa dalle ceneri.
 
berlin eins
 
truemmerfrauen
Furono soprattutto le donne berlinesi a liberare le strade di Berlino dalle macerie. A volte si aggiungevano uomini anziani perché ciò garantiva un supplemento di alimentari sulla carta annonaria.
  
berlin1910
Ah, questa foto berlinese del 1910 é deliziosa, trasmette un senso di ordine e pace. Guarda come gli inquilini hanno organizzato i balconi, ognuno dei quali sembra un allegro mondo a sé. Anche il nostro balcone in Friedrichsruher Strasse era in muratura, ma senza fiori. Durante la guerra e nel periodo postbellico le esigenze erano altre e i soldi pochissimi.
 
giocare fra le macerie
 
giocare fra le macerie due
Si, giocare fra le rovine, fra le macerie, ci procurava i brividi, specialmente quando le giornate erano buie. I grandi non volevano, era pericoloso, ma quando dici a un bambino “non farlo” - é proprio il momento in cui desidera farlo. Scoprire cosa c’era dietro quel buco nero che prima era una porta, sfidare il vuoto con un salto azzardato, rischiando in ogni momento di mettere il piede su una mina. E le scale che finivano a mezz’aria? Non avevamo giocattoli né esperienza di gioco, ora il divertimento era sfidare questa realtà in briciole… questa città in pezzi che ci avevano presentato i grandi dopo la guerra. Questa nostra Berlino abbattuta da una tempesta rabbiosa, immane, vendicativa; abbattuta come un albero maestoso e secolare.
 
unter den linden
 
La triste insegna stradale “Unter den Linden” finita per terra nel corso di una battaglia stradale alla fine della guerra…
 
unter den linden 
Berlino 2007 – potevo non farmi fotografare davanti alla scritta
“Unter den Linden” lungo il viale ritornato all’antico splendore?
Avevo anche una foto con Renzo mio figlio sulla moderna “Unter den Linden”, ma durante il nostro ultimo viaggio a Berlino mi hanno brutalmente sottratta la fotocamera e la scheda con le foto, accompagnando l’atto con improperi irripetibili. Con una violenza verbale mai subita prima. Ciò che mi amareggia maggiormente é che l’aggressore abbia messo cinicamente le foto su Internet. Sono rimasta traumatizzata e ritornando a Bologna, per qualche giorno mi tremavano le mani. Non scherzo. Non solo il torto subito, ma anche la beffa. E’ stata un’esperienza orribile. 
 
-Mi dispiace davvero. Berlino, dopo la tua infanzia triste e pesante, ora dovrebbe rappresentare per te solo gioia.
 
A parte questo episodio, ogni ritorno a Berlino é una gioia.
 
-E questa foto?
 
berlin neun
 
Indovina…
 
-Sarebbe la casa che hai affittato a Berlino?
 
Scherzi, ma si trova nelle vicinanze. Una casetta con piccolo giardino da starci per qualche mese.
  
-En passant… ci sono le camere per gli ospiti (amici?)
 
Una cameretta: letto, armadio, scrivania, porta-finestra sul giardino.
 
-Bene a sapersi… E quest’altra foto?
 
berlin sechs
Ah, a questa é legato un ricordo buffissimo…
 
-Si può sapere?
 
Eravamo in giro con il nonno e a un tratto abbiamo visto un cartello simile a questo. Era credo l’ottobre del 1945, una bella giornata mite, Berlino stava ricominciando a vivere. Qua e là aprivano delle botteghe, naturalmente senza insegne al neon, ma con poveri cartelli scritti a mano che sembravano rappresentare perfettamente la precarietà in cui si trovava la città. Il nostro cartello diceva: “Hier Limonade und Kuchen”. Un ingresso con la porta scardinata e dentro quattro o cinque tavoli nudi. Il nonno voleva offrirci una fetta di dolce e siamo entrati. Ci siamo seduti e mi sentivo eccitata, la situazione era nuova. E’ arrivata una donna giovane e bionda e il nonno ha ordinato tre limonate e tre fettine di crostata. Era una crostata povera, fatta con chissà cosa, un po’ dura e sopra c’era solo un po’ di zucchero, ma mi sembrava di vivere un’avventura affascinante. Senonché… dall’emozione mi era venuto un bisogno urgentissimo di fare la pipì. Ma in quel posto non c’era il bagno. Non mi restava che uscire e sbrigarmi tra le macerie di un palazzo bombardato che si trovava proprio accanto. Ma sono caduta in una buca e mi sono storto un piede. Mi hanno tirata fuori in tre, il nonno, la donna del locale e una signora di passaggio. Mi si era anche strappato il vestito e si vedevano le mutande.
 
-Non mi sembra un episodio buffissimo…
 
Hai ragione, ma ciò che lo rende buffo é la reazione di mio fratello. Dichiarò senza peli sulla lingua che non voleva sedere a tavola con una che faceva vedere le mutande.
 
-Il solito cinismo infantile del tuo fratellino…
 
Già. Ma poi ci siamo goduti la limonata e il dolce, all’epoca mangiare aveva la priorità su tutto.
 
Lunedì 9 Novembre
il muro di berlino
 
-Cara Helga, brindiamo a Berlino dove c’é Grande Festa per celebrare i vent’anni di una data della quale finalmen­te la Germania non si deve vergognare. Brindiamo alla data più bella del drammatico Ventesimo Seco­lo: il 9 novembre 1989, quan­do cadde il Muro e finiva la Cortina di Ferro e la Guerra Fredda.
 
-Io sono commossa e emozionata. Mi ha telefonato mia cugina che vive a Berlino e che stasera sarà davanti alla Porta di Brandeburgo. Lo sai cosa penso? Che – se nel 1942 la mia matrigna non avesse insistito a lasciare il quartiere Pankow-Niederschonhausen per andare a vivere in un appartamento a Berlin-Steglitz, noi saremmo rimasti nella DDR, oltre il muro.
 
-E’ proprio vero, non tutti i mali vengono per nuocere.
 
Allora Prosit! E viva la libertà!
 
-Viva Berlino e la libertà!
 
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16 novembre 2009
 
-Sono tornata da Berlino e ti ho portato molte foto, tra cui queste due. Non del Reichstag, non del Ku-Damm né della Gedaechtniskirche – ma di luoghi timidi e appartati di questa città meravigliosa…
  
 waldsee weg berlin
  
autunno berlino
 
Bellissime foto, tu hai un talento davvero notevole!  

-Lo sai che a Berlino sono andata con gli amici alla tua strada, Friedrichs-Ruher-Strasse, e ho guardato il balcone dove tu abitavi all’epoca? Ma la foto che abbiamo scattata non mi piaceva perché il cielo era basso e scuro e così ho usato quella che mi avevi dato tempo addietro insieme alle altre. Dal portone sono usciti un ragazzino, e una bambina un po’ più grande, e ho immaginato te e Peter che andavate a giocare fra le rovine…

friedrichsruher strasse berlin
 
Hai messo anche la freccia al balcone del quarto piano! Là ho mangiato la prima rosetta con la margarina e le fette di ravanelli.
 
-Appena tornata in Italia ho navigato molto su Internet e ho visto che diverse persone usano il tuo nome per dar luce non alle tue cose, ma alle proprie.
 
Beh, se non hai luce, da qualche parte devi pur prenderla, il mondo é fatto così. Comunque, finché sono parenti, mi interessa relativamente, ma quando mi accostano a merce con la quale non ho nulla a che vedere, o a persone che mi hanno fatto del male, allora mi secca parecchio. Perché chi vede queste cose pensa magari che io con certa merce, o persone, ho una buona frequentazione, mentre al contrario non esiste alcun reale punto di contatto.
Internet é una spada a due punte. Se alle presentazioni del mio ultimo libro sono introdotta da sindaci, assessori, filosofi, scrittori o giornalisti di dichiarata qualità culturale, se sono consapevole che i miei libri sono stati tradotti in 15 lingue, e che tutti tranne uno hanno vinto Primi Premi Letterari (conferiti da esperti in materia letteraria), se sono invitata da una persona di profonda cultura per parlare del mio ultimo libro alla Rai, e poi trovo su Internet dichiarazioni del genere: “L’ultimo libro della Schneider é scritto in modo scolastico”, questo, prima ancora a colpire me, colpisce l’editore che mi ha pubblicato.
Non rispondendo alla provocazione, il prossimo giudizio si é rivelato ancor più offensivo e volgare: ”Il libro della Schneider é scritto da cane.” Quindi, la persona dichiara che il mio editore, Salani, qualificatissimo, ha pubblicato un libro che é scritto da cane.
Questo é Internet, che apre le porte a tutti: ma nella misura in cui permette palesi intenti di  squalificare il prossimo, si comporta come un boomerang: squalifica coloro che volevano    “squalificare”. Scusa il pasticcio di parole. In qualche modo, anche su Internet esiste una forma di giustizia.
 
-So che il libro va molto bene e ti ringrazio per la copia della seconda edizione, così ho potuto regalarla con dedica a una cara amica. Allora andrai a Roma da Augias? 
 
Si, sono molto contenta. Potresti venire con me e vedere gli studi della Dear film.
 
-Se riesco a liberarmi quel giorno, vengo molto volentieri. Piuttosto, per tornare alle nostre “Berlin Memories”, a Berlino ho ammirato il traffico tranquillo e disciplinato. Ho trovato una curiosa foto anteguerra, circa anni Trenta. Nemmeno allora il traffico scherzava…
 
chlorodont 
Bella questa foto! Si, un certo caos c’era già allora. Dopo la guerra ho visto parecchi di questi autobus a due piani, intendo quelli che non sono stati distrutti dai bombardamenti. Ricordo benissimo la pubblicità della Chlorodont sulle fiancate di questi bus, e anche quella del lievito del Dr.Oetker e di una lametta da barba di cui non ricordo la marca.
 
-Siamo vicino a Natale, ho scovato anche questa vecchia foto dai tempi di guerra. E’ una bambola lasciata evidentemente cadere da una bambina mentre fuggiva, forse dal fuoco del suo palazzo colpito da una bomba… Hai il ricordo di una bambola alla quale eri particolarmente affezionata?
bambola dimenticata
 
Non ho davvero mai avuto una bambola. E non ho avuto molto altro. Non ho avuto un’infanzia, una madre, un padre, una patria, affetto e protezione né da bambina, né da adolescente, né da giovane donna. Ma ho avuto e ho buoni amici, ho i miei libri, ho una cugina che mi ama, ho la stima e la considerazione di chi mi pubblica e di chi mi legge. Ho il quieto vivere senza essere ricca, ma il denaro mi interessa solo nella misura in cui mi rende indipendente. Ho ancora la salute e una mente lucida. Quindi posso affermare di avere molto.
    
-Grazie, Helga, per questa bella conversazione.  
 
Grazie a te.

 

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