Un nuovo attacco personale e frontale, oltre che politico, alla mia persona – Helga Schneider
dal blog
Commento di Bragadin
Detesto le lacrime di coccodrillo. La Schneider è soprattutto, e prima di tutto, specialista in questo. Figlia di una kapò la Schneider afferma, povera donna buona, di avere avuto un’illuminazione nel momento della “agnitio”… della scoperta cioé di quel che faceva mammà durante il periodo nazista. Come tutti i tedeschi di quel periodo la Schneider “non sapeva”…e noi dovremmo crederci, ovviamente. Di qui i suoi libri: le hanno portato molto guadagno sulla pelle delle vittime. Ma lei lo fa perché si sente in colpa. Deve espiare…poveretta. Sconsigliabile, come tutto ciò che è falso dal profondo.
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Adesso basta! Questo é un attacco personale e frontale alla mia persona!
Gentile Bragadin (la prossima volta abbia il coraggio di firmarsi!),
un recensore “recensisce” e non sputa fango sugli autori come fa lei. E la sua frase: “Di qui i suoi libri: le hanno portato molto guadagno sulla pelle delle vittime…”
Si rende conto di cosa é stato capace di scrivere? Lei mi accusa di lucrare sulle vittime? Si vergogni!
Nei miei libri io non piango, caro signore, sarebbe cattiva scrittura, cattiva letteratura, sarebbe kitsch.
Io non sono figlia di una kapò, lei non sa nemmeno di cosa parla! Le kapò erano prigioniere in combutta con le SS. Mia madre invece era una SS. Studi la storia prima di dire sciocchezze.
Io non sono “una buona donna”, ma conosco il genere umano. E chi come lei dice “buona donna” intende ben altro; intende qualcosa di becero, di meschino, da schiacciare come un insetto.
Io non ho avuto “illuminazioni”, magari. Magari avessi avuto l’illuminazione su come poter diventare ricca. Ma gli scrittori difficilmente diventano ricchi e tanto meno lo sono io. E sono fiera della mia non-ricchezza e della ricchezza morale che mi donano i miei numerosi lettori.
Un particolare: alla fine della guerra io avevo 7 anni e mezzo e non potevo sapere! Avevo appena assistito a uno stupro commesso da 2 russi nei confronti di due ragazzine adolescenti, una delle quali la stessa notte morì. Dover assistere a 7 anni e mezzo e sotto la minaccia di un mitra a uno stupro mi ha causato un problema psichico. Si vergogni di affermare che ho guadagnato molto sulla pelle delle vittime! A sette anni e mezzo una bambina sotto una dittatura e sotto una guerra é una vittima! Una vittima innocente, ignara e indifesa!
Lei mi fa una colpa perché mi sento in colpa per il male che mia madre ha fatto alle prigioniere che nei Lager erano sotto la sua sorveglianza? Mi sento in colpa di riflesso a mia madre, é vero, ma non devo espiare nulla, cara o caro Bragadin! Perché i bambini, e tale ero, sono incolpevoli delle dittature e delle guerre che impongono loro i tiranni di turno. E i bambini sono incolpevoli delle misfatte dei propri genitori! Vuole anche negare l’incolpevolezza di tutti i bambini che subiscono dittature, guerre e genitori sbagliati? Questo é disumano.
Lei usa le parole non per giudicare un’autrice – ma per ferirla. Impari a frenare il suo livore e la sua frustrazione per qualcosa di cui io non ho colpa. Io non sono il suo capro espiatorio, caro o cara Bragadin. Si scelga un’altra vittima!
Helga Schneider
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Helga ringrazia di tutte le manifestazioni di affetto e solidarietà.
Mi scaldate il cuore!
Ringrazio delle numerose, ma davvero numerose telefonate di sdegno e compartecipazione.

C’è un livore nelle parole di Bragadin che mi fanno supporre che abbia un vissuto familiare bruciante. Se non fosse così… per me non giustifica comunque le sue parole – si tratta di uno dei tanti manichei assetati di un giustizialismo medioevale. Hanno bisogno di scagliarsi contro un fantoccio, nemmeno contro di lei, cara Helga. Lei è semplicemente un pretesto per questo signore, perchè LUI ha capito tutto, non ha bisogno di differenziare. Che ne abbia i motivi o meno, è una persona che vuole mettere al muro i cattivi e non ha ancora capito che le colpe dei padri NON ricadono sui figli. Sogna un mondo pulito, disinfettato da ogni germe di male. Solo che quel germe ce l’ha ancora nella sua testa e lo tormenta, anche se forse non lo sa. Mi spiace per lui, in senso umano, per il resto lo ritengo responsabile di un attacco stupido, ottuso e ignobile nei suoi confronti.
Ieri alle 0.56
solo pura e semplice cattiveria…mi spiace cara Helga ha tutto il mio appoggio di bambina, donna, mamma e sua lettrice…con affetto un abbraccio…e se ha ancora tanto da dire e da scrivere io l’aspetto…
Ieri alle 5.14
ha tutto il mio appoggio: il mio pieno appoggio.
Ieri alle 9.07
Francesca
Cara Helga, ho letto tutti i suoi libri, la stimo tantissimo!
Ieri alle 11.23
Francesca Viel
Cara Helga, ho letto tutti i suoi libri, la stimo tantissimo!
Do um 20:23 ·
Silvia Taruffi
Ho letto ora questo post. Sinceramente sarebbe stato meglio che mi passasse inosservato, ma è un esempio di ignoranza e può servire. L’autore (o autrice) di questo commento ha mostrato di non aver capito la sua scrittura e le sue storie. Mi sto ancora chiedendo come abbia potuto scrivere (e pensare) cose del genere! Credo che rimarrà un mistero.
La cosa che più mi rattrista è che abbia giudicato ed accusato pesantemente una persona che non conosce, la sua vita e le sue scelte.
Gestern um 12:28
E’ incredibile e orribile colpevolizzare una bimba di 7 anni per cose così grandi e universali… chi non sa fare niente fa il critico, si dice nel mio ambiente, ma questo signore non sa fare neanche quello. Sono solidale con una donna coraggiosa come te… grazie.
Elvira Grilli
Renzo caro, ho finito di leggere l’ultimo libro di tua madre, è molto bello e l’ho letto tutto d’un fiato perchè volevo vedere come andava a finire la storia. Falle i complimenti da parte mia, è riuscita a trattare un argomento tremendo e raccontare cose raccapriccianti senza ferire la sensibilità, in modo veramente magistrale. Un abbraccio.
Carissima Helga,
anche io La seguo sempre sulla Sua pagina Facebook e volevo inviarLe con questo commento anche il mio segnale di stima.
Le sono vicina.
Ho letto tutti i Suoi libri e non smetterò di farlo.
Ciao Paola!
Io sono commossa, grazie della tua dimostrazione di solidarietà! Grazie davvero.
Io non so molto della pagina su di me su Facebook, non so cosa succede e cosa c’é scritto, ma se la mia “difesa” ha fatto eco su Facebook e ci sono reazioni come la tua – ben venga Facebook!
Io ho subito molte aggressioni su Internet, ma ho sempre evitato di reagire. Ma quest’ultima era troppo, vile e insolente. Io sono altro della persona che descrive l’aggressore, e se una donna come me cerca di stare al mondo nel modo più corretto e onesto possibile (con tutti i limiti che hanno gli esserri umani), e un personaggio anonimo si permette di mettermi praticamente contro un muro per spararmi senza potermi difendere, questa volta ho detto basta!
Ti mando un saluto affettuoso
Helga Schneider
gentilissima sig.ra Helga , mi sento molto onorata nel scriverLe . Ho iniziato a leggere “il rogo di Berlino” per pura curosità, perchè volevo leggere qualcosa sulla guerra in Germania vissuta direttamente da una tedesca . Il “racconto” mi è piacciuto moltissimo che ,ho comprato e letto tutti i libri che Lei ha scritto. Purtoppo nonho ancora letto la “Porta di Brandeburgo”,sono anni che lo cerco ma non risco a trovarlo ,spero di essere più fortunata con la prossima edizione che spero sia presto. il mio commento ai suoi ?libri:sono tutti reali,anche se non ho vissuto quegli anni riesco a vedere, sentire e emozionarmi come se ci fossi …..Sei una persona da ammirare. Con stima Patrizia
Gentile signora Schneider, mi associo alle dimostrazioni di stima e affetto che ha ricevuto fino ad ora. Sono un suo lettore ed estimatore. E’ evidente che chi ha scritto quell’infame messaggio non ha mai aperto un suo libro, altrimenti non avrebbe scritto quelle cose, per di più inesatte.
Un vivo ringraziamento per i suoi racconti.
A Patrizia:
Cara amica, dai, non c’é da sentirsi “onorati” nello scrivermi, io sono una donna normalissima, che ha solo la fortuna di essere pubblicata da ottimi editori. Per il resto faccio la spesa al supermercato come tutte le donne, tengo dietro alla mia piccola casa (piccola e nemmeno mia), faccio la lavatrice e stiro la mia roba. Ho amiche che sono bravissime a fare da mangiare, io no; io so scrivere libri e loro no. Ma nessuna di noi per questo tratta l’altra con reverenza. Affetto sì, perché l’amicizia vera é anche un sentimento.
Sai, sono io a sentirmi onorata ogni volta che qualcuno mi scrive di avere letto tutti i miei libri!
Per quanto riguarda “Porta di Brandeburgo”, da anni non é più in commercio perché la Rizzoli non lo ha più ristampato. Quindi é introvabile. Io stessa ne posseggo solo una copia.
Ti mando un caro abbraccio da Bologna!
E grazie delle tue parole di solidarietà.
Helga Schneider
Caro Antonio,
stamattina mi date proprio una grande gioia!
Penso anch’io che, chi ha scritto quel messaggio davvero offensivo, non abbia mai letto un mio libro. Mi chiedo come si fa a fantasticare in quel modo cattivo su una scrittrice che non si conosce né personalmente né per ciò che ha scritto. Ciò che fa maggiormente male é l’accusa di aver lucrato sulle vittime. Intanto su quali vittime? E poi, anch’io ho diversi difetti, ma se c’é una cosa che disapprovo negli altri, e pertanto non lo permetterei nei miei stessi confronti, é lucrare su delle vittime, da chiunque siano state rese tali.
Inutile dire che quel signore (o signora), hanno colpito per farmi male, e ci sono riusciti. Non lo nego. Non rinnego e nego mai i miei sentimenti. Penso però anche che, se una persona non sa tenere sotto controllo la propria rabbia e la propria frustrazione e le scarica violentemente sul primo essere che gli capita a tiro, fisicamente o sul web, questa persona ha sicuramente un problema.
Io smaltirò il colpo ricevuto, ma quella persona continuerà ad accusare il proprio problema e farà male da un’altra parte. Come quelli che sparano nel mucchio.
Cari saluti anche a te, Antonio!
Carissima Helga,
mi permetto di chiamarLa per nome, come ad un’amica, come ad una persona che si stima ed a cui si vuole bene (anche se non la si conosce)…
Ho letto solo ora, su FB, dell’attacco infame e vigliacco da Lei subito. Non mi sono nemmeno soffermata a leggere il vaneggio di una persona inqualificabile, ciò che mi preme e farLe avere tutta la mia stima, la mia solidarietà più piena ed anche, me lo permetta, il mio affetto..
La stringo forte e Le sono vicina
Valeria
Per Valeria
Oggi ho ricevuto tante telefonate e tanto calore da parte di persone che non conosco, ma che mi conoscono per i miei libri. Libri che non mentono. Che non nascondono. Che, credo, mettano a nudo la mia identità e la mia personalità. Perfino i miei sentimenti. I miei dubbi, i miei complessi e le mie remore. Le mie solitudini e la fatica di ricavarmi uno spazio onesto e onorevole nel mondo della letteratura. Anzi, della letteratura testimoniale, che non permette menzogne e artifici! Non ci si può inventare la Storia!
Carissima Valeria, grazie per esserti aggiunta alle voci amichevoli e affettuose della solidarietà! Ma sai, sto già meglio. Ho davanti a me tanti progetti: prossime conferenze, un viaggio, una visita alla mia città amata: Berlino.
Un abbraccio sincero!
Helga Schneider
Gentile Helga,
Ho letto alcuni dei suoi libri, che ho molto apprezzato.
Ne sto scrivendo uno anch’io, ambientato all’epoca nazista e mi piacerebbe incontrarla per una chiacchierata e, magari, per qualche consiglio.
Parlare con una persona che ha vissuto quel periodo, seppure da bambina, mi sarebbe molto utile.
Abito a Ravenna e potrei raggiungerla a Bologna, impegni suoi permettendo.
Mi scuso, ma non ho trovato altro modo per contattarla.
Nell’attesa di una sua risposta, le porgo i miei più cordiali saluti
Caro Arturo,
credo che, molto onestamente parlando, abbia senso di scrivere libri sul nazismo solo se:
a) sei uno storico
b) se hai vissuto il periodo nazista sulla tua pelle: sempre addosso la paura della Gestapo (noi temevamo la Gestapo come la peste), il terrore dei bombardamenti, alla fine la fame e la miseria più duri. Il puzzo di cadaveri che bruciano sotto le macerie – se non l’hai sentito con le tue narici non puoi descriverlo! Infine il difficile dopoguerra con le potenze occupanti che dettavano legge, ancora la fame e, ad esempio, la “denazificazione!” Lo stupore anche di noi bambini: che cosa significava “democrazia”? E cosa voleva dire che all’improvviso si poteva esprimere liberamente la propria opinione senza che arrivasse la Gestapo a rompere le scatole?
Per quanto riguarda il suo desiderio di incontrarmi per avere eventualmente consigli sul libro che sta scrivendo, ahimé – questa richiesta mi viene fatta spessissimo e quasi sempre da persone che stanno scrivendo un libro. Ma, lei comprende, ho dovuto decidere o di accontentare tutti o nessuno.
Oltre tutto io faccio già molta fatica a mantenere la mole di impegni che comporta la mia attività di scrittrice. Mi creda, c’é di tutto e di più e faccio fatica a mettere insieme i miei tempi.
Ma se vuole mandarmi via mail una decina delle sue pagine scritte, ci darò un’occhiata. Però, premetto: sarò sincera e severa!
Un cordiale saluto, caro amico!
Helga Schneider
Innanzitutto, la ringrazio per la cortese celerità con la quale mi ha risposto.
Devo ammettere che il suo diniego mi rattrista parecchio, ma capisco che un libro è una cosa, e la realtà è un’altra.
Il piglio con cui sto scrivendo il mio libro è quello del rigore storico che purtroppo (o per fortuna!!), sto ripercorrendo attraverso i libri, ed è solo per questo che avrei desiderato incontrare chi, “Quell’Odore”, l’aveva sentito realmente.
Non oso immaginare quanta gente la contatti per avere un consiglio sul libro che sta scrivendo: non è il mio caso, e non credo lo farò leggere a nessuno fintanto che non sarà ultimato.
Capisco i suoi impegni e mi rendo conto che lei non è Sveva, ed io non sono Herta Kiesel.
La ringrazio comunque e non voglio insistere ulteriormente, la sua risposta gentile mi ha comunque ugualmente gratificato.
Le auguro ogni bene e mi raccomando, lei che ha voce in capitolo, continui a deliziarci con i suoi libri, perchè certe cose Non Devono essere Dimenticate.
Cordiali saluti
Ciao Arturo,
da ieri sto dedicando tempo e piacere per rispondere ai vari messaggi, ma da domani avrò meno possibilità di poterlo fare perché devo prepararmi per le prossime due conferenze. Quindi, relazioni da preparare e molta “burocrazia” – ovvero email avanti e indietro con gli organizzatori per treno, autista, pernottamento, svolgimento della serata ecc. ecc.
Uno pensa magari che basti scrivere un libro, vederselo pubblicato e che gli impegni finiscano lì. E invece da quel momento in poi gli impegni sono solo all’inizio!
Ma ho l’impressione che lei comunque non sia nuovo del mestiere, ho indovinato?
Ha deciso di mandarmi qualche pagina?
Un davvero cordiale saluto!
Helga Schneider
Cara Helga,
sono una ragazza di 17 anni e ho letto il suo libro “Lasciami andare, madre”, che mi ha toccato profondamente. Tra nove giorni partirò insieme ad alcuni miei compagni di classe per visitare il campo di concentramento di Auschwitz e il 27 gennaio assisterò alla cerimonia di commemorazione dello sterminio e dei crimini commessi in quel luogo. Inoltre io ed i miei compagni abbiamo scelto un brano tratto dal suo libro sopracitato da leggere pubblicamente alla cerimonia. In primo luogo, volevo sinceramente complimentarmi con lei per la profondità dei suoi libri e per l’importanza che questi costituisco come memoria, come insegnamento, come monito. Grazie, per averci fornito questi tesori. In secondo luogo, volevo chiederle un favore: so che lei è disponibile per fare incontri nelle scuole e sarebbe davvero bellissimo se lei, impegni permettendo, trovasse un po’ di tempo a dedicare a noi ragazzi. Io vivo a mezz’ora da Bologna e la mia scuola è il Liceo Classico di Vignola. So che lei ha moltissimi altri impegni. Ma spero comunque che lei possa prendere in considerazione la mia richiesta e che al nostro ritorno si possa organizzare qualcosa.
Cordiali saluti e grazie per l’attenzione
Ciao Isabella,
sono commossa, davvero, che come brano da leggere pubblicamente alla cerimonia di commemorazione dell’olocausto e dei crimini commessi dai nazisti ad Auschwitz avete scelto un brano tratto dal mio libro forse più tremendo, sia per me che per i lettori, appunto “Lasciami andare, madre”. Forse non sai che da quel libro, insieme a Lina Wertmuller, la famosa regista, abbiamo tratto un lavoro teatrale (un musik-drama dallo stesso titolo “Lasciami andare madre”), che, lungo una tournée di tre anni, ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico. Gli attori erano Roberto Herlitzka e Milena Vukotic, mitici!
Inoltre, con l’Inghilterra siamo da ben due anni in trattativa per trarre un film sempre da questo libro, ma sono cose che di solito vanno per le lunghe.
Si, vado anche nelle scuole. In 14 anni ho visto migliaia e migliaia di studenti per sensibilizzarli contro la guerra, la violenza e le dittature. Nessun tiranno ha il diritto di appropriarsi di un popolo e condizionare le sue idee, le sue convinzioni, le sue aspirazioni, le sue scelte, e punire addirittura il suo lecito desiderio di libertà.
Per quanto riguarda la tua richiesta di farvi visita nella tua scuola, io sono davvero oberata di richieste e purtroppo la mia agenda é già piena di futuri incontri, e non solo nelle scuole, fino a tutto maggio. Comunque, posso anticiparti che il 27 gennaio ci sarà al teatro di Casalecchio la rappresentazione della mia commedia per ragazzi, tratta dal mio libro “Stelle di cannella”, e sarò senz’altro presente. Chissà se tu non abbia la possibilità di andarla a vedere?
Un saluto affettuoso, cara Isabella, e complimenti: mi sembri una ragazza intelligente e sensibile. Continua così, l’Italia ha bisogno di giovani come te, affinché questo paese diventi migliore, cresca a livello umano e non solo a livello tecnologico.
Ciao!
Helga Schneider
Cara Helga,
grazie infinite per la solerzia con la quale ha risposto alla mia richiesta. Immaginavo che la sua agenda fosse molto impegnata; vorrà dire che mi terrò aggiornata sulle sue prossime serate di presentazione e verrò io da lei a conoscerla ed a stringerle la mano. Per quanto riguarda il 27, quel giorno pultroppo sarò a Birkenau con altri 700 studenti della provincia di Modena ad accendere una candela per tutte le vite che in quell’inferno sono state spente. Ma sono sicura che al mio ritorno potrò partecipare a qualche sua conferenza o almeno a raccontare alle persone ciò che ho appreso da questa esperienza. Grazie comunque per la disponibilità e tanti auguri per le sue future opere. Io, e non solo, le aspetto con ansia.
Cordiali saluti
Isabelle, cara ragazza,
buon viaggio allora… ho parlato con tanti studenti che hanno visitato con gli insegnanti quei luoghi storici dell’orrore, e li ho sempre visti molto toccati e impressionati.
Io stessa, dal momento che purtroppo mia madre all’epoca era una sorvegliante (ausiliaria delle SS) a Birkenau, avrei voluto visitare quell’ex campo, ma avrei avuto la forza di farlo solo con accanto un vicino parente… ma non ho avuto questa opportunità e quindi ad Auschwitz-Birkenau non ci sono mai andata. Per paura, forse per viltà.
Ti auguro tutto il bene
Helga Schneider