BENRITROVATA
feb 9th, 2010 di Helga Schneider

Di Mauro Maloberti
Benritrovata cara Helga! Come ti vanno le cose?
Direi bene.
Ormai le feste natalizie sono lontane, come sono andate?
In compagnia di amici. Amici che non vogliono che in certi momenti io rimanga sola.
Puoi affermare di avere molti amici?
No, di quelli veri ne ho pochi. Bisogna poi distinguere fra le amicizie parziali e quelle vere. Nella prima categoria entrano quei rapporti caratterizzati dalla condivisione del lavoro o di certi interessi o hobbies, ma che non approfondiscono la conoscenza umana. Poi ci sono le amicizie vere nelle quali entra anche una componente affettiva, che difficilmente possono rompersi perché il sentimento favorisce e genera la comprensione e il rispetto reciproco, insieme all’accettazione della personalità e individualità dell’altro.
Da alcuni dei tuoi libri e da diverse interviste che hai rilasciato trapela un senso di solitudine che sembra abbia accompagnato la tua vita.
Sono stata sola da bambina, da adolescente, da adulta, ad eccezione del periodo in cui sono stata sposata, e sono sola oggi, seppure godendo dell’amicizia autentica di alcune persone. Ma la solitudine mi è stata anche maestra forzandomi all’esercizio dell’autonomia e dell’autosufficienza materiale e mentale. Inoltre, la solitudine rappresenta per lo scrittore una risorsa preziosa perché gli permette di entrare in contatto con la sua emotività, le sofferenze e i conflitti più intimi.
Ricordi un episodio in cui ti sei sentita particolarmente sola?
Si. Una volta, tornando da Roma, il treno si è fermato nella galleria tra Firenze e Bologna. E’ seguito un silenzio di tomba e si sono spente le luci. Nessuno si è degnato di fornirci una qualsiasi informazione e nella mia carrozza si è diffuso un clima di panico. Molti si sono messi a telefonare ai propri familiari. In certe situazioni non si sa come andrà a finire, potrebbe anche esserci una bomba sui binari o pericoli del genere. Ma io non sapevo chi chiamare, non volevo farlo con gli amici per non creare inutili ansie. Infine, il treno è partito, ma non ho mai saputo per quale motivo si fosse fermato così a lungo nella galleria.
Molti anziani, rimasti senza relazioni sociali, si ripiegano su se stessi e si chiudono verso il mondo esterno, ammalandosi di solitudine. I sociologi correlano la solitudine alla cattiva salute, alla depressione, alla voglia di suicidarsi che prende molti anziani. Lo considero un fenomeno molto triste dei nostri tempi.
E’ vero, esiste una solitudine subita, ed è quella del vecchio abbandonato a se stesso che è diventato d’intralcio alla propria famiglia. Lo sviluppo economico, il convulso stile della vita contemporanea e la competitività che non ammette respiro, non favoriscono certo comprensione verso anziani familiari né tempo da dedicare loro con cura e premura. Posso solo ripetere che mi ritengo fortunata, perché ho rapporti con il mondo esterno, con i giornalisti, i miei agenti, gli editori, con i miei lettori. Ho molte richieste di incontrare gli studenti nelle scuole e inviti per fare conferenze. Senza questo, anch’io sarei un’anziana abbandonata a se stessa, triste e piegata sulla propria solitudine.
Ma non tutti hanno il dono della scrittura e la passione di coltivarla, di riciclarsi in qualche modo quando la famiglia non c’è più…
Anche questo è vero. Ad esempio, una madre ha dedicato per venti o trent’anni la vita all’allevamento e all’educazione dei propri figli, e alla fine si trova sola, quando questi se ne sono andati di casa creandosi una famiglia propria con tutti i problemi che ciò comporta al giorno d’oggi. E magari questa donna è anche vedova, o il marito l’ha lasciata per stare con una più giovane. Cosa rimane a una donna del genere se non dispone di risorse economiche proprie, o se non può contare su un interesse particolare, un hobby da coltivare, un talento da sviluppare?
La solitudine ha ovviamente molte sfaccettature, a chi non è capitato di essere rimasto per qualche tempo solo… Ma esistono anche persone, giovani e anziani, che sono incapaci di stare da soli anche solo per mezza giornata, persone il cui benessere psicologico dipende dalla presenza degli altri.
Chi non può restare solo per qualche ora o qualche giorno, ogni tanto, io credo che soffra di un malessere interiore o di qualche inadeguatezza personale. In tal caso forse serve l’aiuto di uno psicologo. Un individuo dotato di un sufficiente equilibrio psichico, e che sta bene con se stesso, deve essere in grado di sopportare qualche ora o qualche giorno di solitudine.
Che rapporto hai con Bologna, la città nella quale vivi da 47 anni?
Ho un bel rapporto con alcuni amici e amiche che conosco da molto tempo, ma professionalmente non ho nessun legame con questa città che mi ignora, e che si accorgerebbe di me solo nel caso non pagassi le mie bollette o le tasse comunali eccetera. Ho l’impressione che Bologna ignori i suoi figli qualora non si chiamino Zaccarini o Bortaletti. Si fa per dire…
Tu dici che Schneider non va bene?
Evidentemente no, stona con Bologna. Anni fa mi doleva, ma l’ho superato.