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porta di brandeburgo 1945

“Helga Schneider è una narratrice naturale con una grande felicità di espressione, nonostante la cruda materia dei suoi racconti filtrati dalla lunga memoria.”
Corrado Staiano
Corriere della Sera
 
“Quando Helga Schneider anni dopo ritorna a Berlino, quello che prova lo scrive qui, in queste pagine: pagine di grande richiamo e di grande ardore. Pagine di grande dolore.”
 
Claudio Toscani
L’Osservatore Romano
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Porta di Brandeburgo. Storie berlinesi 1945-1947
Helga Schneider 

Editore: Rizzoli,1997
 
Nove racconti.
Un ragazzino di nome Erich aspetta l’arrivo dei russi a Berlino nel ‘45 accanto al cadavere di sua madre; un nonno e un nipotino vengono arruolati nell’esercito tedesco per un’ultima, suicida resistenza; un soldato russo di nome Pavel si innamora della ragazza tedesca che ha violentato; gli occupanti di una cantina durante l’assedio di Berlino adottano un cucciolo di cane; una coppia di anziani vive con difficoltà tra disagio e ricordi durante l’occupazione russa di Berlino; una bambina denuncia un dissidente ebreo alla Gestapo; un uomo torna da un campo di concentramento alla sua Berlino e la trova ridotta in macerie; una bambina ‘ariana’ viene affidata ad un Centro che la educhi come una ‘perfetta tedesca’ e dimentica la sua famiglia; una bambina e suo fratello partono dalla Berlino del dopoguerra per tornarci dopo cinquant’anni.

Porta di Brandeburgo: Ich bin ein Berliner

Dopo quello struggente, atroce reportage dall’inferno di un’infanzia rubata che è Il rogo di Berlino, Helga Schneider abbandona i temi autobiografici e al tempo stesso li approfondisce dedicandosi alle storie di personaggi che si muovono sul medesimo sfondo, vittime della stessa immane tragedia di quella bambina di sessant’anni fa. Intrappolati in una città sconfitta, assediata, sventrata da bombardamenti, stuprata da razzie e violenze e umiliata da un brusco risveglio dopo il sogno imperiale hitleriano, i berlinesi (di nascita o di adozione, come i soldati russi che l’hanno conquistata) tentano di andare avanti, di resistere, di far finta che anche quella sia vita. Rinchiusi nelle loro tane come animali, attendono che passi la tempesta e ritorni il sole. Fame, malattie e morte sono le loro fedeli compagne; le famiglie sono separate, distrutte, cancellate; i giovani sono quasi tutti morti al fronte, una generazione intera spazzata via. Ma non è solo la sopravvivenza a mettere alla prova gli abitanti della splendida città nel cuore dell’Europa: è la consapevolezza che anche con l’arrivo della pace la sofferenza non finirà, perché ci sarà da fare i conti con il sovvertimento di tutti gli schemi, con la cancellazione di una cultura, per quanto aberrante, e soprattutto col peso di una colpa che farà loro venir voglia di abbassare lo sguardo per decenni, forse secoli, sminuendo anche il gusto agrodolce della rinascita. Con lo stile sobrio, commosso, teso che contraddistingue la sua scrittura, la Schneider ci catapulta tra le macerie (non solo di mattoni, ma anche di sentimenti), al centro di una delle tragedie più sconvolgenti della storia moderna, e con le sue bellissime storie di cani, cadaveri, nonni, stupri e bambini riesce perfettamente a darci il senso della precarietà della condizione umana e della crudele ironia della vita. Un libro toccante, necessario, bello anche nella essenziale veste grafica. Un libro che andrebbe fatto leggere nelle scuole, e non abbandonato com’è ad un destino editoriale incerto: esaurito, quasi introvabile, colpevolmente trascurato dalle biblioteche comunali. Qualcuno faccia qualcosa, prego…

David Frati

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