Feed
Articoli
Commenti
 
——–
 
——–
 
——-

Ella ebbe per Adolf Hitler un sentimento grandioso che si concluse con l’autodistruzione: Eva poteva evitare il massacro finale che concluse l’epopea del Terzo Reich, e invece volle rimanere col Fuhrer per morire con lui.
(Glenn B. Infield, scrittore e studioso di fatti storici che, come ex maggiore dell’esercito, ha potuto seguire da vicino molti dei fatti che in seguito ha analizzato nei suoi scritti.)

 
eva-braun-1936
braun-eva-e-hitler
 
Eva Braun nasce a Simbach il 6 febbraio 1912, una ragazza semplice cresciuta in una famiglia semplice. E’ la seconda figlia di Fritz Braun, un rispettabile insegnante di scuola media di Monaco, e Franziska; una coppia considerata di moralità impeccabile.
Da bambine, le tre figlie dei coniugi Braun prendono lezioni di musica, d’arte e di danza. Il padre spera che Eva diventi un’artista, la madre auspica un futuro da sarta. Eva, refrattaria alla disciplina che i genitori cercano di imporle, pensa solo a truccarsi, alla dieta, ai vestiti e ai ragazzi. Nel 1928, nel tentativo di imporle una rigida educazione, i genitori la iscrivono in un istituto cattolico femminile. Il tentativo fallisce: Eva lascia il convento nell’autunno successivo, confidando a una compagna: “Non è vita per me“. Tornata a casa, Eva apprende che la sorella maggiore, Ilse, lavora per un dottore di nome Marx. Vedendo nel lavoro la possibilità di ottenere l’indipendenza economica dai genitori, Eva trova un impiego rispondendo all’annuncio appeso alla porta del piccolo negozio del fotografo Heinrich Hoffmann. Hoffmann lavora molto per un partito politico che sta acquistando rapidamente importanza: il Partito Nazionalsocialista. Le vetrine del suo negozio sono piene delle fotografie del leader del partito, un austriaco di quarant’anni dal nome Adolf Hitler. Hoffmann, consapevole della crescente popolarità del partito nazista, vuole ringraziarsi il cliente. Sa che Hitler ha una passione per le ragazze giovani e belle. Così, lo invita nel proprio negozio e gli presenta Eva. Lei non si interessa affatto di politica, e non lo riconosce.Tra Eva Braun e Adolf Hitler nasce una relazione. Eva la tiene segreta alla famiglia, che sa ostile all’astro nascente della politica tedesca. Il padre considera infatti Hitler un pericoloso estremista. La sorella Ilse lavora ancora per il dottor Marx, un ebreo, e detesta Hitler per la sua violenta retorica antisemita.
Eva si illude di trascorrere il resto della vita al fianco di Hitler, ma le attenzioni che ha per lei sono solo temporanee: quando il partito accresce il proprio potere, lui inizia a trascurarla. Eva si sente abbandonata, e giunge a tentare il suicidio, sparandosi con la pistola del padre. La salva l’imperizia: il proiettile le colpisce solo il collo. La sorella Ilse la trova in un lago di sangue, ma cosciente. Eva le chiede di chiamare il dottor Marx, e di dirgli che si è trattato di un incidente.
Alcuni mesi dopo il tentato suicidio, avviene l’incontro tra i coniugi Braun e l’amante della figlia. durante una gita, Fritz e Franziska si fermano per pranzare nel villaggio di Lambach. Poco dopo, un’auto del Partito Nazista si ferma nello stesso luogo: dalla macchina scende Hitler insieme a Eva.
Fritz Braun, che in seguito saprà trarre vantaggio dalla relazione della figlia con il Fuhrer, per ora è preda di scrupoli morali. Nel 1935 scrive a Hitler: ”La mia famiglia sta vivendo un periodo doloroso, perché le mie due figlie, Eva e Gretel, hanno lasciato la nostra casa per andare a vivere in un appartamento che lei ha messo a loro disposizione. Io, come capo famiglia, mi sono trovato di fronte al fatto compiuto. Resto dell’opinione, se vuole un po’ antiquata, che si debba rispettare la morale. I figli non dovrebbero allontanarsi da casa e dalle cure dei genitori prima del matrimonio”. Fritz affida la lettera al fotografo Hoffmann, il quale, ovviamente, la consegna a Eva, che la distrugge.
Eva continua a sentirsi trascurata. Il 28 maggio 1935 scrive sul suo diario: “Mio Dio aiutami, devo parlare con lui oggi. Domani sarà troppo tardi. Ho deciso di prendere 35 pastiglie: questa volta devo essere sicura di morire. Se solo dicesse a qualcuno di telefonarmi…”. Attua il suo proposito, ma ancora una volta la sorella la trova, e anche questo tentativo fallisce.
Dopo il secondo tentativo di suicidio di Eva, Hitler la prende con sé. La trasferisce al Berghof, la sua residenza sull’Obersalzburg a Berchtesgaden. La presenta ai membri del partito e alle sue segretarie private.
 
Il soggiorno privato di Eva al Berghof, la residenza alpina di Hitler
 
Finalmente per Eva comincia una nuova vita: ha 12 impiegati ai suoi ordini, compra vestiti e accessori costosi, una pelliccia di volpe argentata, una sofisticata macchina fotografica e pratica tutti gli sport possibili. Hitler le mette a disposizione una Mercedes con autista e molto denaro per i suoi acquisti. Lei trascorre il tempo prendendo il sole, facendo ginnastica e guardando film americani proibiti. Fa costruire nella cantina una sala da bowling, compra i migliori profumi e cosmetici, cambia continuamente vestito e va tutti i giorni dal parrucchiere.
 
Villa di Eva Braun nella Wasserburgerstrasse 12, oggi Delphstrasse, dono di Hitler, nella quale andò ad abitare nel 30.03.1936
villa-eva-braun

Intanto Hitler continua a cercare altre relazioni. Predilige donne intellettuali e sofisticate: l’esatto contrario di Eva Braun.

Quando l’Inghilterra e la Francia dichiarano guerra alla Germania, Eva ne è quasi contenta perché con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il Fuhrer non avrà tempo da dedicare ad altre donne. Gli anni successivi saranno i più soddisfacenti della sua vita. Tuttavia, la sua influenza sul Fuhrer continua a essere nulla: quando il convento dove ha studiato da ragazza è requisito dai nazisti per farne un campo di addestramento, le suore pregano Eva di intervenire, ma lei sa di non poter ottenere alcuna concessione da Hitler per cui neppure gli chiede di intervenire.
Nel 1942 le sorti della Germania nella guerra iniziano a cambiare.
Nel giugno del 1944, mentre gli alleati sbarcano sulle coste della Normandia, la sorella minore di Eva, Gretel, sposa un ufficiale della Waffen-SS, Hermann Otto Fegelein. Sono le nozze che Eva desidera da sempre. Un mese dopo, un gruppo di ufficiali dell’esercito ordisce un complotto per assassinare Hitler. Il Fuhrer scampa all’attentato, ma è ferito in più parti del corpo, e il giorno seguente scrive ad Eva: “Mia cara, sto abbastanza bene, non ti preoccupare per me. Forse sono un po’ stanco. Spero di ritornare a casa presto e di riposare fra le tue braccia. Ne ho un gran bisogno, ma il mio impegno con il popolo tedesco supera ogni altra cosa”.

La risposta di Eva è immediata e senza riserve: “Caro, ti sono accanto. In questo momento mi sento morire sapendo che tu sei in pericolo. Torna il più presto possibile. Sto diventando pazza. Il tempo qui è bello. Tutto sembra tranquillo e io sono così confusa. Sai che preferirei morire se dovesse accaderti qualcosa. Fin dal nostro primo incontro promisi a me stessa che ti avrei seguito ovunque, fino alla morte. Io vivo solo per il tuo amore. Tua, Eva”.

eva-e-gretl-braun

Di fronte all’avanzata delle forze alleate in Germania, Hitler decide di trasferirsi definitivamente dal Berghof alla cancelleria del Reich a Berlino. Eva lo segue. Nel marzo del 1945, le truppe sovietiche entrano a Berlino. Hitler detta una lettera alla sua segretaria: “I generali mi hanno tradito. Il popolo tedesco non crede più a nulla. Ma, nonostante ciò, io continuo a combattere per loro. Il nazionalsocialismo è giunto alla fine. Gli ebrei ne sono i responsabili”.
Dopo avere ordinato l’esecuzione di alcuni presunti traditori antinazisti, tra cui il marito di Gretel, che è incinta, Hitler esaudisce il desiderio più grande di Eva: alle prime ore del 29 aprile sono in piedi davanti a un ufficiale dello stato civile per sbrigare le formalità del matrimonio.
Nel pomeriggio del 30 aprile 1945, Adolf Hitler e sua moglie si suicidano insieme. Il Fuhrer ingoia una capsula di cianuro e si spara. Eva prende soltanto il veleno.
Una settimana dopo il suicidio di Hitler e Eva Braun, Gretel, la sorella rimasta vedova, dà alla luce una bambina. La chiamerà Eva.
 
 
La SS-Hermann Fegelein – marito di Eva Braun
 
Hitler (sin.) durante la prima guerra mondiale in Germania
 
 EVA BRAUN – TRACCE DAL DIARIO…
 
 
 
Ottobre 1929: raccontando alla sorella Ilse il primo incontro con Hitler
“Ero rimasta dopo l’ora di chiusura [nello studio del fotografo Heinrich Hoffmann, dove lavorava come segretaria-modella, n.d.c.] per mettere a posto certe carte e mi ero arrampicata su una scaletta per raggiungere i raccoglitori che venivano tenuti sugli scaffali in alto dell’armadio. In quel momento il principale entrò accompagnato da un uomo di una certa età, con dei buffi baffetti, un soprabito chiaro di stile inglese e un gran cappello di feltro in mano. Sedettero tutti e due dall’altra parte della stanza, di fronte a me. Cercai di dare un’occhiata nella loro direzione senza far vedere che mi voltavo e mi accorsi che quel tipo mi stava guardando. Proprio quel giorno avevo accorciato la gonna…”
 
6 Febbraio 1936: iniziando a redigere il diario
“Oggi mi sembra il giorno adatto per inaugurare questa ‘meraviglia’. Ho appena felicemente raggiunto l’età di 23 anni, ma se questo sia veramente
motivo di felicità è un’altra cosa.”
 
28 maggio 1935: un tentativo di suicidio. Dal diario, dopo aver scritto una lettera a Hitler…
“Oh, Dio, ho paura che oggi non riceverò nessuna risposta. Se almeno qualcuno potesse aiutarmi. Tutto è così orribilmente triste. Forse la mia lettera è arrivata in un momento inopportuno. Forse non avrei dovuto scrivergli. Comunque possa essere, questa incertezza è più difficile da sopportare di una fine improvvisa. Signore, aiutami. Devo parlargli oggi, domani sarà troppo tardi. Ho deciso di prendere trentacinque pillole. Questa volta deve essere ‘mortalmente certo’.”
 
1943: confidandosi con Speer
“Il Führer mi ha appena detto di trovarmi qualcun altro. Ha detto che non può più soddisfarmi.”
 
16 febbraio 1945: Festa di compleanno
“Mia sorella Ilse esagera sempre. Io non ho paura, io so che, oggi, il mio posto è a Berlino, accanto a lui. Se la Germania soccomberà, nulla ha più importanza: vivere o morire è indifferente. Ma la Germania vincerà, Hitler non può sbagliare e chi dice il contrario è un traditore.”
Nel bunker, alla vigilia della morte:
“Le mie fotografie devono essere conservate. Il mondo deve sapere che sono esistita.”
Alla segretaria di Hitler, Traudl Junge, prima del suicidio:
“Mi saluti Monaco e tenga la mia stola di volpe. Mi sono sempre piaciute le persone ben vestite.”
“Ho aspettato per tre ore fuori dal Carlton e ho dovuto osservarlo mentre comprava fiori per Anny Ondra e la invitava a pranzo.”
[...] Desidero una cosa sola, ammalarmi gravemente e non sentire più niente di lui almeno per una settimana. Perché non è arrivato niente per me, perché devo sopportare tutto questo? Oh, se almeno non l’avessi mai incontrato. Sono disperata. Adesso compro di nuovo dei sonniferi, poi cado in uno stato di torpore, così non devo più pensare a lui in continuazione. L’inferno deve essere preferibile a questa situazione.”
“Ogni giorno litighiamo su questa storia della cucina vegetariana. Io non posso proprio adattarmi a mangiare quella roba.”
“… lui è completamente cambiato. Non è più quello di prima. Avevo aspettato con gioia di poter venire a Berlino, ma adesso è tutto diverso. Der Chef non fa che parlarmi di cibo e di cani. Spesso Blondi [il pastore tedesco di Hitler, n.d.c.] mi fa venire veramente il nervoso. Alle volte do un calcio al cane sotto il tavolo e Adolf resta molto sorpreso del ridicolo comportamento dell’animale. E’ la mia vendetta.”
 
Ad un negoziante di articoli in pelle della Kurfürstendamm, acquistando un set di borse e valigie di coccodrillo:
“Non le ho chiesto il prezzo. La prego di mandare tutto nel mio appartamento. Cancelleria del Reich, all’attenzione del Führer.”
“Perchè io devo vivere nell’ombra e aspettare finché Hitler sarà vecchio?”
“Ha bisogno di me solo per esigenze speciali.”
“Noi Braun abbiamo la testa dura. [...] Quando noi Braun ci mettiamo in testa qualcosa, beh, non cambiamo idea tanto facilmente.”
————————————————————————-
 
Questa foto girò il mondo, ma erano i figli della migliore amica di Eva Braun, Herta Schneider

Da una lettera ai genitori:
“Sto per raggiungere il mio Führer, perché voglio essergli accanto nell’ora del pericolo. Forse non ci rivedremo mai più.”

 21 Aprile 1945: Da una lettera alla sorella Gretl
“Come mi rincresce che tu debba ricevere una simile lettera da me. Ma è inevitabile. Ogni giorno, ogni ora la fine può arrivare e devo quindi approfittare di quest’ultima occasione per dirti che cosa resta da fare… Quanto al Führer, egli ha perso ogni speranza di una soluzione felice del conflitto… Ma naturalmente non ci lasceremo prendere vivi….”

I commenti sono chiusi.